Un vecchio virus torna a far danni su Facebook. Si presenta sotto forma di messaggio in chat ricevuto da uno dei propri contatti, ma per fortuna non è difficile da aggirare. Il messaggio è il solito "Hey, stavo guardando questo video e ho notato che ci sei tu. Non pensavo facessi queste cose! Sei finito sulla home di questo sito…", cui segue un link sul quale non bisogna mai cliccare. Se si cade nell'inganno, infatti, il messaggio verrà inoltrato automaticamente a tutti i contatti attivando una catena di spam. Oltre a non cliccare sul link ricevuto, è bene installare un buon antivirus, avvisare l'ignaro mittente di quanto accaduto e cambiare la password di Facebook e mail.
martedì 26 agosto 2014
sabato 26 luglio 2014
Tavecchio oppure Stravecchio ? Semplicemente un rincoglionito .
Optì Pobà è nato in Ghana, in Senegal, forse in Brasile. Avrà vent’anni, ventuno, ventisei, chi lo sa, conta poco, anche questo alla fine è un dettaglio.
Optì Pobà gioca a calcio perché gli piaceva molto da bambino, giocare in fondo gli riesce abbastanza bene già dai tempi in cui il pallone era un ammasso di stracci e gli mancava il verde del prato sotto le scarpette. Ha scoperto col tempo che il calcio lo avrebbe reso benestante, gli avrebbe fatto girare il mondo, perciò alla passione Optì ha aggiunto l’impegno. Per farcela. Per arrivare dov’è adesso. I sacrifici, quelli li conosce. Ha lavorato in un’azienda che fabbricava bottiglie d’acqua, il suo compito era mettere i tappi, stringerli, avvitarli bene, come Francis Zahoui, il primo africano a venire in Italia dopo la riapertura delle frontiere nel 1980. O forse no, forse guidava auto a noleggio, come Luis Silvio, il brasiliano della Pistoiese. Oppure può darsi che facesse l’addetto ai graffiti ripulendo i muri della sua città, come Adil Rami, francese di origini marocchine, che aveva bisogno di portare soldi a casa e che a scuola chiamavano l’alunno fantasma, tanto non si vedeva mai.
Optì Pobà gioca a calcio perché gli piaceva molto da bambino, giocare in fondo gli riesce abbastanza bene già dai tempi in cui il pallone era un ammasso di stracci e gli mancava il verde del prato sotto le scarpette. Ha scoperto col tempo che il calcio lo avrebbe reso benestante, gli avrebbe fatto girare il mondo, perciò alla passione Optì ha aggiunto l’impegno. Per farcela. Per arrivare dov’è adesso. I sacrifici, quelli li conosce. Ha lavorato in un’azienda che fabbricava bottiglie d’acqua, il suo compito era mettere i tappi, stringerli, avvitarli bene, come Francis Zahoui, il primo africano a venire in Italia dopo la riapertura delle frontiere nel 1980. O forse no, forse guidava auto a noleggio, come Luis Silvio, il brasiliano della Pistoiese. Oppure può darsi che facesse l’addetto ai graffiti ripulendo i muri della sua città, come Adil Rami, francese di origini marocchine, che aveva bisogno di portare soldi a casa e che a scuola chiamavano l’alunno fantasma, tanto non si vedeva mai.
Ecco. Per diventare un calciatore, un calciatore vero, anche Optì ha smesso di studiare, ha lasciato perdere i libri perché non aveva abbastanza tempo, o forse era la famiglia a non avere i mezzi per garantirgli l’iscrizione all’Università. Anzi no, al contrario, Optì ha studiato mentre lavorava come centralinista e nel frattempo ha studiato arte, si è anche laureato, proprio come George Weah. Di certo, alla Lazio, dove gioca titolare, Optì Pobà ogni domenica si batte contro un’indecenza. Gli fanno buu negli stadi, appena possono, e mica per razzismo dicono, che qua tutti vogliono bene all’Africa, questa cosa voi non la dovete nemmeno pensare, se gli fanno buu è solo perché si tratta di un avversario, e negli stadi dai, si sa, che lo diciamo a fare.
Optì Pobà, nato dov’è nato, nell’anno in cui è nato, gioca nella Lazio e non deve abbassare la testa. È arrivato che non lo conosceva nessuno, ma questa non è colpa sua. Anche Yayà Touré si è presentato in Belgio che aveva 18 anni e le valigie in mano, mica si deve essere campioni dalla nascita. In Premier League, ha ragione il futuro presidente della federcalcio, Optì Pobà non avrebbe messo piede. Se sei un extracomunitario devi avere un buon curriculum internazionale per ottenere un ingaggio. Da noi no, e per fortuna, altrimenti la povera serie A, con meno appeal e meno risorse dell’Inghilterra, non potrebbe neppure sperare di scoprire dal nulla una pepita, un futuro campione, non potrebbe permettersi di scommettere su una promessa come Optì Pobà. Poi, certo, Optì Pobà diventa grande, e allora arriveranno il Chelsea e i Manchester a portarselo via e a sanare in parte i conti dei nostri club, tutti in rosso o quasi. Intanto Pobà è qui, e godiamocelo ancora un po’. Con i suoi gol, i suoi dribbling, il lancio in verticale, i tackle, il senso dell’anticipo in difesa. Se è diventato titolare nella Lazio, ci pensi il prossimo presidente Figc, significa che Optì Pobà lo ha meritato giorno per giorno, un campo di calcio racconta sempre il vero. Optì s’è preso questa maglia in ogni allenamento, facendosi preferire ai suoi compagni, anche italiani, e non portandogli via il posto, perché i posti in partenza non sono di nessuno. Competizione, si chiama così.
Allora viene un dubbio. Forse Tavecchio, prossimo presidente federale, non era di Optì Pobà, dei suoi sogni, delle sue speranze, della sua crescita, dei suoi sacrifici che voleva parlare. Forse Tavecchio voleva dire altro, intendeva parlare di quegli stranieri che la serie A va a comprare e non si sa bene perché, li prende e non li fa giocare, li tiene in panchina, addirittura in tribuna, e appena possibile ne fa merce da indirizzare altrove, con il diritto di riscatto, l’opzione, il controriscatto, tutta quella roba là, la finanza creativa, i grandi club che misteriosamente prendono giocatori in prestito da club più piccoli, con i giochi contabili delle plusvalenze e delle minusvalenze, con tutto questo via vai di soldi oltre la frontiera. Eccolo, il punto vero. Ecco di cosa voleva parlare Tavecchio, e se non voleva, ecco di cosa doveva. Non di Optì Pobà, lui proprio non c’entra. Tavecchio doveva parlare agli uomini dietro di lui, ai presidenti di A e di B che con il loro fiato soffiano nelle vele della sua corsa verso la presidenza. Gli stessi che oggi tacciono, non solo privi del coraggio per sfilarsi dalla coalizione vincente, ma senza neppure avvertire il bisogno di dirsi imbarazzati per una frase, questa roba delle banane, che in Inghilterra non sarebbe rimasta impunita. Se proprio vogliamo paragonarci all’Inghilterra.
venerdì 23 maggio 2014
Il Milan ad un passo da Unai Emery , attuale tecnico del Siviglia .
Unai Emeri potrebbe essere il nuovo allenatore del Milan dopo la vittoria dell'Europa League con il Siviglia . Il presidente Berlusconi , secondo fonti certe , avrebbe già raggiunto un accordo con il tecnico che porterebbe a Milano 3 dei suoi pupilli .I nomi non sono ancora chiari ma di certo ne vedremo delle belle.
ELEZIONI EUROPEE 2014
I candidati alla presidenza della Commissione europea
Il 25 maggio siamo chiamati a eleggere 751 parlamentari europei divisi in 13 "famiglie". Di questi solo cinque gruppi hanno indicato il proprio candidato alla presidenza della Commissione europea
Il 25 maggio siamo chiamati a eleggere il nuovo Parlamento europeo, cioè 751 parlamentari divisi in 13 "famiglie"
Di questi solo cinque gruppi hanno indicato il proprio candidato alla presidenza della Commissione europea. Vediamo chi sono.
Il Ppe: Jean-Claude Juncker
È la forza politica che si richiama ai valori del centrodestra e comprende 74 partiti di 39 Paesi. Al Partito popolare europeo (Ppe) aderiscono Forza Italia, Ncd-Udc e Udeur, ma anche la Cdu di Angela Merkel, il Partito popolare spagnolo di Mariano Rajoy e l'Ump di Nicolas Sarkozy. Sostiene il lussemburghese Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo dal 1995 al dicembre del 2013, oltre che presidente dell'Eurogruppo. Tra i punti del suo programma c'è la lotta al populismo e il consolidamento fiscale unito alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Il Pse: Martin Schulz
Il Partito dei socialisti europei (Pse) è lo schieramento politico di centrosinistra e comprende 53 partiti socialisti e socialdemocratici e laburisti. È il partito in cui confluisce il Pd italiano, il partito socialdemocratico tedesco, il partito socialista francese e il partito laburista inglese. Sostiene l'attuale presidente del Parlamento europeo Martin Schulz - noto in Italia per gli screzi con Berlusconi - che ha tra i suoi programmi la lotta all'evasione fiscale e alla disoccupazione.
L'Alde: Guy Verhofstadt
Guy Verhofstadt corre per l’Alleanza dei liberali e democratici (Alde), a cui aderiscono Scelta europea (sotto la cui bandiera si sono riuniti Scelta civica, Centro democratico e Fare per fermare il declino), Italia dei valori e Alleanza per l'Italia. Verhofstadt è il leader dei liberali fiamminghi ed è stato primo ministro del Belgio. Al centro della sua agenda ci sono l’alternativa al populismo e una maggiore integrazione (bancaria, finanziaria e del mercato dell'energia).
I Verdi europei: Ska Keller e José Bové
Sono due i candidati per i Verdi europei (altrimenti detti Greens) che vogliono in questo modo garantire l'equità di genere: la tedesca Ska Keller e il francese José Bové. Portano avanti l'idea di "un'economia verde e senza carbone" e una politica che contrasti il cambiamento del clima e il riscaldamento globale.
Sinistra unitaria europea: Alexis Tsipras
È la formazione della sinistra radicale, a favore del mantenimento dell’Euro, ma per un radicale cambiamento delle politiche europee. Vi aderiscono Rifondazione comunista e Sel, che sostengono la candidatura di Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza diventato famoso per la sua lotta politica all’austerity dopo le misure imposte alla Grecia dalla Troika.
Gli "euroscettici": l'Alleanza europea della libertà
Anche se è probabile la nascita di un nuovo gruppo all'indomani del voto, attorno all'Alleanza europea della libertà gravitano i cosidetti "euroscettici": il Front National di Marine Le Pen, il Partito per la Libertà olandese (PVV) di Geert Wilders e il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage.
Gli altri
Le altre famiglie europee che non hanno espresso candidati sono l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei, in cui compare il Partito Conservatore inglese di David Cameron, Il Movimento per un'Europa della libertà e della democrazia, il Partito democratico europeo, l’Alleanza Libera Europea, l’Alleanza Europea dei movimenti nazionali, il Movimento politico cristiano europeo e i democratici dell’Ue.
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